Il ceppo di Natale


Un’antica tradizione Natalizia che abbraccia diverse parti del mondo ma ormai quasi scomparsa, è quella del ceppo di Natale. 
Questa usanza legata al mondo contadino prende origine da una festa più antica, chiamata la Festa del fuoco del solstizio d’inverno.
Era una festa pagana, a cui si è legata facilmente l’usanza del ceppo di NataleBruciare il ceppo aveva un valore propiziatorio e trae origine dalla antica tradizione agro-pastorale. E’ una tradizione diffusa, oltre che in Italia, anche in altri paesi, come per esempio in Inghilterra dove era chiamato “Yuleblock, Germania, Scandinavia, America, .
Era una tradizione particolarmente viva in Francia, dove si chiama “büche de Noël”. In Provenza, per esempio, dove il ceppo di Natale era chiamato “tréfoir”, le ceneri del ceppo natalizio avevano la virtù, se messe sotto il letto, di proteggere la casa dagli incendi e dai fulmini per tutto l’anno, e inoltre aveva il potere di guarire il bestiame dalle malattie. Le ceneri sparse per i campi invece potevano impedire che il grano ammuffisse.
In Germania si chiamava “Weinachtsblock” e nelle valli tedesche del Sieg e del Lahn, fino alla metà del secolo scorso, veniva messo ad ardere un pesante blocco di quercia. Le sue ceneri si spargevano nei campi durante le dodici notti tra Natale e l’Epifania, allo scopo di stimolare la crescita delle messi.
Una antica tradizione ormai scomparsa quasi del tutto.Nel mondo contadino italiano, del Settentrione e del Centro, accanto all’abete addobbato era tradizione accendere nel caminetto il ceppo di Natale.
La sera della Vigilia del Natale ogni famiglia si riuniva intorno al fulcro della stanza, il focolare, dove un grande tronco di quercia veniva messo ad ardere. Il tronco doveva bruciare lentamente.
Una volta acceso il ceppo si usava dire frasi di tono propiziatorio, come: “Si rallegri il ceppo che domani è Natale, il giorno del pane e ogni grazia di Dio entri in questa casa, le donne facciano i figlioli, le capre i capretti, le pecore gli agnelletti, abbondi il grano e la farina e si riempia la botte di vino”.
Un tempo, in Umbria e in Emilia Romagna, era usanza fare ardere un grosso ceppo di ulivo e poi se ne spargeva la cenere nei campi e nelle vigne, pronunciando parole augurali.

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